Old Man And The Gun: Il Perfetto Addio Alle Scene Di Robert Redford

Dicembre 20, 2018 2:57 pm

UNA STORIA VERA CHE è GIà LEGGENDA

Robert Redford in una storia che è già leggenda! Forrest Tucker è stato il più grande criminale della storia americana. Un ladro gentiluomo, che non minaccia e non ferisce. Questa è la sua storia. Ad affiancarlo “La banda dei vecchietti d’assalto” (la leggenda della musica, Tom Waits e Danny Glover, l’indimenticato “socio” di Mel Gibson in Arma Letale) e l’acuto e inflessibile investigatore John Hunt (il premio Oscar, Casey Affleck), che gli dà la caccia e instaura con Forrest un rapporto particolare. Anche Forrest però dà la caccia a qualcosa: un’ultima speranza d’amore e il desiderio di lasciare un’eredità, anche se da fuorilegge. La sua vita cambia quando incontra Jewel, interpretata da un’altra icona del cinema: Sissy Spacek. “Non basta guadagnarmi da vivere, io voglio vivere”, dice convinto Forrest Tucker.

Il commiato di Robert Redford è da applausi e gli è valso sino ad ora una nomination ai Golden Globes come miglior attore nella sezione dedicata ai film musical o di commedia.

UN FILM CHE OMAGGIA LA STORIA DEL CINEMA

Il monumento a un attore che ha creato un immaginario. Titolo preso in prestito da Hemingway: The Old Man & The Gun è un film brillante che sancisce un sontuoso congedo di Redford con un ruolo che racchiude una carriera intera. Un’ode ai momenti più importanti della sua storia, fra cui la fondazione del Sundance Institute, che ha segnato una svolta nel mondo del cinema indipendente. Un film ricco e originale, che lascia un sorriso genuino simile a quello del suo protagonista.

Tratto ad un vero episodio, Old Man & The Gun è un gioiellino che sembra uscire da un varco temporale aperto sulla New Hollywood degli anni ’70. Lowery confeziona un efficace ricordo di un cinema che non c’è più. Ne esce fuori un film avvincente, che diverte e fa riflettere sulle cose davvero importanti della vita.

Si percepisce letteralmente come The Old Man & The Gun sia nato dalla passione, dall’amore per cosa si fa. In questo caso il cinema, per Lowery e Redford. Ma in più generale per la vita, col cinema che diventa un modo di vivere. Il film è un inno alle passioni, a non mollare mai i propri sogni, a vivere realizzandosi in ciò che ci piace, non farlo per secondi fini, ma farlo perché ci fa sentire completi.

DALLE PAGINE DEL NEW YORKER ALLO SCHERMO

“Forrest Tucker aveva avuto una lunga carriera di rapinatore di banche e non aveva certo voglia di smettere.”

– The New Yorker

Perfino nelle eccentriche classifiche dei fuorilegge più famosi, Forrest Tucker era considerato un personaggio a sé. Un rapinatore di banche professionista che era riuscito a evadere dal carcere ben 18 volte e aveva messo a segno numerosi colpi anche dopo aver ampiamente superato i settant’anni. Questa è stata la ragione iniziale che ha spinto il giornalista e autore David Grann (Civiltà perduta) a raccontare la storia di Forrest sul New Yorker nel 2003, tre anni dopo che il leggendario rapinatore era stato rispedito in prigione alla veneranda età di 80 anni per un altro geniale colpo a coronamento di una carriera durata letteralmente tutta la sua vita.

“Non volevo studiare troppo il vero Forrest, perché sapevo che Bob lo avrebbe interpretato con estrema accuratezza. Ne avrebbe fatto uno dei suoi personaggi” dichiara David Lowery.

Lo sceneggiatore e regista ha quindi modificato il suo approccio per dare al personaggio il massimo respiro possibile. “La prima stesura del copione era molto più lunga e più giornalistica” spiega Lowery. “Nella vita reale, la “Banda dei vecchietti d’assalto” era molto più numerosa e spietata. Ma quell’approccio l’ho abbandonato quasi subito. Perciò in pratica ho usato l’articolo di Grann come Bibbia e non me ne sono allontanato troppo.”

IL RUOLO DI UNA VITA

È evidente che un rapinatore così non poteva essere interpretato da un attore qualsiasi. Ci voleva un volto credibile, capace di accompagnare lo spettatore in questa storia (ambientata nel 1981) senza che niente fosse mai fuori posto, che qualcosa stonasse. E chi meglio di Redford poteva dare credibilità a un ladro gentiluomo?

Ispirato da un articolo del «New Yorker» di David Grann e sceneggiato dal regista David Lowery (che aveva già dimostrato il suo bel gusto inattuale con «Il drago invisibile»), il film sceglie di ridurre al minimo le scene dedicate alle rapine per concentrarsi su due altri personaggi: Jewel (una ritrovata Sissy Spacek), la donna che Forrest avvicina per sfuggire a un inseguimento della polizia e che poi inizia a frequentare, e John Hunt (Casey Affleck), poliziotto cocciuto che si mette sulle tracce di Tucker e resta affascinato dai suoi modi così poco tradizionali.

Lo spettatore attento non potrà non pensare a L’uomo che sussurrava ai cavalli o a Il cavaliere elettrico. solo per citare due titoli. Se poi ci fosse chi si dovesse stupire a causa del fatto che Redford abbia scelto il ruolo di un rapinatore farebbe bene a ricordare che The Sundance Kid di Butch Cassidy era uno degli ultimi grandi fuorilegge del West.

Prima di diventare, con le sue regie e col Sundance, il Santo Patrono del cinema indipendente, cosa ha fatto Bobby Redford se non saccheggiare per decenni i cuori di mezzo pianeta, armato solo di garbo, sorriso e seduttivo umorismo?

 

 

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