Gustoso, intelligente, perfetto. Green Book è imperdibile

Aprile 23, 2019 12:24 pm

l più gustoso, intelligente, perfetto, imperdibile film americano dell’anno? Senz’altro “Green Book”. Esce da noi il 31 gennaio.

Ma cos’è “Green Book”? È l’incredibile balzo di Peter Farrelly, l’uomo che in coppia col fratello Bob ha reinventato la commedia Usa, prototipo cult “Tutti pazzi per Mary”. È un film che con leggerezza e senza prosopopea riesce a dire qualcosa di nuovo sulla discriminazione razziale negli Stati sudisti del 1962, rinverdendo la formula del road movie birazziale alla “A spasso con Daisy”. Ma qui la storia è autentica: due mesi di vita vissuta dal celebre pianista di colore Donald Shirley e dall’italoamericano Tony ‘Lip’Vallelonga, assoldato per fargli da autista in un tour negli Stati segregazionisti.

Siamo nell’America dei Kennedy, dove la grande Bessie Smith muore a Clarksdale, Mississippi, perché gli ospedali dei bianchi non hanno voluto ricoverarla. Il Green Book è la speciale guida di cui si dotavano gli automobilisti di colore per “viaggiare senza seccature” nelle aree a rischio, evitando locali e motel a loro preclusi.

Il musicista (Mahershala Ali) è una star di successo, un virtuoso del pianoforte, ricco, colto, elegante, di casa alla White House. L’autista è un buttafuori del Bronx, grossolano, mangiatore insaziabile, all’occorrenza manesco, ma dal cuore d’oro. E Viggo, ingrassato di 15 chili, si è cucito addosso accento e gestualità del vero Tony, anche con l’aiuto di suo figlio Nick Vallelonga, che firma il film da co-sceneggiatore e produttore.

La chimica tra questi due opposti, che impareranno a conoscersi e a rispettarsi per poi restare – nella vita reale – amici per sempre, è semplicemente prodigiosa. Nelle lussuose residenze private e nei ricchi residence dove applaudono il virtuosismo del suo “trio”, Shirley non può usare il bagno dei bianchi, né il loro ristorante, né i loro negozi, quando infrange le regole sono botte e insulti. Ma ha un angelo custode capace di menar le mani e di corrompere i poliziotti. Sarà brutto, ma quando ci vuole…

Tony non è un liberal, anzi. Nel suo Bronx i “negros” li chiama “melanzana”. Ma il razzismo, per strada, colpisce anche lui: “Italiano? Allora sei mezzo negro anche tu!”. Applausi a scena aperta quando per far uscire la coppia dal carcere interviene il Governatore: il pianista ha dato un colpetto di telefono al suo amico Bob Kennedy.

Lo scambio, tra i due, è spassosissimo e altamente formativo. Tony fa scoprire al virtuoso allevato a Chopin (lui lo storpia in Joe Pen) le meraviglie di Aretha Franklyn, Sam Cooke, Little Richard (“Come fai a non conoscerla, Doc? È la tua gente!”). Shirley, come Cyrano, gli detta ispirate – e ortograficamente corrette – lettere d’amore alla moglie lontana. L’apoteosi – prima del finale natalizio da lacrime “buone” – è una travolgente jam session in un localaccio dell’Alabama, perché il musicista ha disertato il concerto per i ricconi razzisti.

Dettaglio: “Green Book” sciorina la più esaltante sound-track forse di sempre. Serve altro?

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