VAN GOGH – SULLA SOGLIA DELL’ETERNITÀ: Lo sguardo di un protagonista di oggi su uno dei grandi protagonisti di ieri

Gennaio 3, 2019 10:29 am

Vincent Van Gogh, 22 anni dopo Basquiat, Julian Schnabel, acclamato regista di Prima che sia notte e Lo scafandro e la farfalla, torna a raccontarci la grande arte attraverso gli ultimianni di Vincent Van Gogh. Ad interpretare l’irrequieto pittore olandese un sorprendente Willem Dafoe, premiato alla Mostra d’arte Cinematografica di Venezia con la Coppa Volpi per il Miglior attore.

Il genio “maledetto” di Vincent Van Gogh narrato attraverso gli occhi di un’artista contemporaneo, Schnabel, che può contare su un cast a dir poco stellare e sulla prestigiosa firma di Jean-Claude Carriere (Il fascino discreto della borghesia, L’insostenibile leggerezza dell’essere) per la sceneggiatura. Un film sulla creatività e sui sacrifici del genio olandese, sull’intensità febbrile della sua arte, sulla sua visione del mondo e della realtà

Van Gogh secondo Vincent: un diario in lettere

Il film è basato sulle molte lettere che il pittore scrisse nella sua vita. Attraverso la corrispondenza con il fratello, si può ricostruire un ritratto fedele del pittore Van Gogh e dell’uomo Vincent.

Vincent era talmente proteso verso l’Altro che non solo donò ai posteri i suoi capolavori, ma scrisse anche una sorta di diario giornaliero sotto forma di lettere. Ogni pagina è come un quadro della serie “Autoritratti”, restituisce un aspetto diverso perché diversa, di volta in volta, era la percezione di se stesso.

Nella sua vita scrisse in totale 821 messaggi di cui 668 indirizzati al fratello prediletto Theo. Quindi, l’incipit della maggior parte della sua autobiografia in forma epistolare comincia con “Caro Theo” che in realtà è da leggere idealmente come “Caro Vincent” o “Caro Van Gogh” vista la sua natura di monologo introspettivo piuttosto che di dialogo.

Le lettere raccontano non solo la sua vita, ma anche la sua pittura. L’insieme dei testi rappresenta un trattato dettagliatissimo dell’opera di Van Gogh. Sono descritti tutti gli stadi della realizzazione di un quadro: dall’ispirazione fino al primo schizzo, l’osservazione prolungata, l’ansia di fermare la luce sulla tela, i dubbi e le contraddizioni dell’arte.

L’arte di saper vedere l’arte: la genesi di Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità

È possibile rappresentare il turbinio di sentimenti e di carica vitale che sono all’origine dell’atto del dipingere? È stata proprio la curiosità suscitata da questa domanda a spingere Julian Schnabel a realizzare Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità.

Il progetto per il film si sviluppa casualmente in un museo. Julian Schnabel aveva portato il suo amico e cosceneggiatore Jean-Claude Carrière al Musée d’Orsay per vedere una mostra dal titolo: “Van Gogh/Artaud: Il suicidato della società” (ispirata all’omonimo libro del visionario Antonin Artaud). Ricorda Carrière: “La cosa estremamente interessante per me era l’idea di poter realizzare un film sulla pittura girato da un pittore”.

Ciò che voleva ottenere più di ogni altra cosa era “rendere la struttura tale che ogni evento che vediamo accadere a Vincent potesse sommarsi ai precedenti, come se chi guardasse potesse vivere tutta la sua vita in un momento. Quello che ci interessava era che Van Gogh negli ultimi anni della sua vita fosse del tutto consapevole di aver acquisito una nuova visione del mondo, di non dipingere più come facevano gli altri pittori. Offriva alla gente un nuovo modo di guardare le cose, e questo modo di vedere le cose è quello che volevamo mostrare nel film”.

Ed è proprio quello sguardo alternativo che ha ispirato molto del materiale girato da Julian Schnabel e che ha reso Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità – dal 3 gennaio nei cinema – un film incredibilmente stimolante da un punto di vista estetico. Un’opera straordinaria, che permette di poter finalmente osservare il mondo attraverso gli occhi di uno dei più grandi maestri della storia dell’arte.

Julian Schnabel: una vita intensa tra arte e cinema

Con Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, Julian Schnabel prosegue un percorso che lo ha sempre portato a interessarsi alle biografie di personalità particolari o controverse e che continua a sottolinearne la grande sensibilità come cineasta e artista.

Schnabel, oltre che a essere uno straordinario cineasta, è anche un celebre pittore e quindi è quasi scontato che con immensa sensibilità comprenda ogni angoscia di chi sente il bisogno di fare dell’arte la sua ragione di vita. Nato nel 1951 a Brooklyn, è uno degli artisti più famosi della scena newyorkese. Nel 1978 ha viaggiato molto in Europa, rimanendo particolarmente colpito dall’architettura di Antoni Gaudí.

L’amore per la pittura porta Schnabel a scrivere e dirigere nel 1996 il film Basquiat, sull’artista newyorchese Jean-Michel Basquiat, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.

Il suo secondo film, Prima che sia notte, è invece basato sulla vita dello scomparso scrittore cubano in esilio Reinaldo Arenas; ha vinto sia il Gran Premio della Giuria che la Coppa Volpi per il miglior attore assegnata a Javier Bardem al festival di Venezia del 2000.

Nel 2007, con Lo scafandro e la farfalla, vince inoltre il premio per la miglior regia a Cannes e ai Golden Globes, ottenendo anche quattro candidature agli Oscar.

Come recita nel film il suo protagonista, Schnabel non fa altro che applicare ogni volta un principio secondo lui necessario per la creazione artistica: “È tutto già presente in natura, io devo solo liberarlo”.

Un attore sensazionale: Willem Dafoe e il suo Van Gogh

Con la sua interpretazione del Van Gogh di Schnabel, Willem Dafoe ha ottenuto una Coppa Volpi e una nomination ai Golden Globe. Tutto merito della sua grande capacità di immedesimazione, che lo conferma tra gli attori più grandi del nostro tempo.

Bisogna ammettere che Dafoe non è certo nuovo a performance di grande vigore espressivo, basti ricordare tra le tante quella dell’agente speciale Alan Ward in Mississippi Burning – Le radici dell’odio o quella di un discusso e atipico Gesù in L’ultima tentazione di Cristo. L’aspetto che però colpisce nel suo Van Gogh è la capacità incredibile di riuscire a dedicarsi completamente al personaggio, tanto da spingerlo a imparare a dipingere per poter ancora di più entrare in contatto – sul piano fisico, emotivo e istintivo – con le tele che ha personalmente tentato di riprodurre.

“Penso che molti di noi siano convinti di sapere molto su Van Gogh. Ma non è vero. Più leggevo, più lo sentivo come una fonte di ispirazione. Sono rimasto particolarmente colpito da tutto quello che scriveva nelle sue lettere”. Lo studio da parte di Dafoe della vita del pittore olandese è stato certosino e appassionato.

VAN GOGH – SULLA SOGLIA DELL’ETERNITÀ ti aspetta in sala da Giovedì 3 Gennaio.

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