‘La Diseducazione Di Cameron Post’, La ‘Terapia Di Conversione’ Che Ha Stupito In Sundance E La Festa Del Cinema Di Roma

ottobre 31, 2018 12:14 pm

Il film di Desiree Akhavan con Chloë Grace Moretz, che ha vinto l’ultimo Sundance Film Festival, è stato presentato in anteprima il 20 ottobre alla Festa del Cinema di Roma, inaugurando la sezione “Tutti ne parlano”. Il film uscirà nelle nostre sale grazie a Teodora il 31 ottobre.

Tratto dal romanzo di culto di Emily M. Danforth (in uscita in libreria per Rizzoli il 23 ottobre), il film ha consacrato Chloë Grace Moretz (Suspiria, Hugo Cabret) come una delle migliori giovani attrici del cinema americano di oggi. La vicenda è ambientata in una cittadina del Montana, nel 1993. Quando viene sorpresa a baciarsi con una ragazza durante il ballo della scuola, la giovane Cameron Post viene spedita in un centro religioso, God’s Promise, in cui una terapia di conversione dovrebbe “guarirla” dall’omosessualità. Insofferente alla disciplina e ai dubbi metodi del centro, Cameron stringe amicizia con altri ragazzi, finendo per creare una piccola e variopinta comunità capace di riaffermare con orgoglio la propria identità.

Capace di affrontare con uno stile graffiante un tema ancora attualissimo e controverso, è diretto da Desiree Akhavan, regista newyorkese di origini iraniane già considerata una delle voci più originali e intense della scena indipendente internazionale.

Chloe Grace Moretz

La grande interpretazione di Chloë Grace Moretz, classe 1997, l’ha consacrata come una delle migliori interpreti della sua generazione. Dopo una carriera cominciata, da giovanissima, nel mondo dei film horror (Amityville Horror, del 2005 e The Eye, del 2008 e Carrie del 2013), Moretz è stata scelta prima da Martin Scorsese, che l’ha voluta in Hugo Cabret (2011) e poi da Luca Guadagnino, che l’ha inserita nel cast corale di Suspiria. Per la La diseducazione di Cameron Post, però, a Moretz veniva chiesto di calarsi in un personaggio forte e fragile al tempo stesso e di dover girare scene delicate, che hanno a che fare con la sfera più intima.

Dal libro al film

La regista Desiree Akhavan ha ricevuto dalla casa editrice una copia del libro di Emily Danforth, La diseducazione di Cameron Post, già nel 2011, prima che venisse pubblicato. “Mi ha da subito colpito e commosso il modo in cui parlava del passaggio all’età adulta senza essere predicatorio o affettato”, ricorda, “e fin dall’inizio pensavo che se fossi riuscita a farne un film mi sarei concentrata sulla seconda parte del romanzo, ambientata al centro di conversione”. Qualche anno più tardi, nel 2015, mentre era in tour per presentare il suo film d’esordio, Appropriate Behavior, che stava ricevendo un’accoglienza entusiastica e l’avrebbe resa una delle voci più interessanti della scena indipendente americana, Akhavan già pensava al secondo film insieme alla produttrice Cecilia Frugiuele: stavolta La diseducazione di Cameron Post si è imposto fin dall’inizio come la scelta perfetta.

Pray Away the Gay

“C’era qualcosa di davvero speciale nel libro”, afferma, “era ricco di ironia e aveva un gruppo di giovani personaggi ben delineati. Ognuno di loro finisce al centro di conversione per motivi diversi e ognuno reagisce alla situazione in modo diverso”. Inoltre Akhavan stessa poteva attingere alla sua personale esperienza in un centro di riabilitazione, dove è andata ventenne per curare un disturbo del comportamento alimentare. “Mi è piaciuto raccontare una storia ambientata in un centro di riabilitazione, il cui obiettivo è sempre farti stare meglio: ma cosa vuol dire esattamente stare meglio? È in realtà qualcosa che cambia da persona a persona. E nel caso del centro God’s Promise, come è possibile per Cameron stare meglio se non può to pray away the gay, come recita il classico slogan di questi campi religiosi? Questo è stato il nostro punto di partenza”.

Cosa sono le terapie riparative? 

Nel 2017 è morto, all’età di 70 anni, Joseph Nicolosi, psicologo statunitense considerato il padre delle cosiddette “terapie riparative”. Fondatore della National Association for Research & Treatment of Homosexuality (Narth), ha scritto molti libri ed ha molti seguaci non solo negli Usa. I suoi studi sono però stati confutati perché non basati su metodi scientifici o non hanno superato le verifiche scientifiche. Dette anche “terapie di conversione”, queste presunte cure hanno la pretesa di trasformare le persone omosessuali in eterosessuali, riparando o, appunto, convertendo l’orientamento sessuale.

Negli anni, la comunità scientifica di tutto il mondo, quella statunitense in primis, si è discostata da questa interpretazione, condannando e respingendo queste pratiche.

 

La geniale promozione del film dai distributori Teodora Film

I distributori del film La diseducazione di Cameron Post hanno voluto testare il web inventando un profilo Facebook e uno Instagram di un centro rieducativo con identico nome di quello del film.

Un fascio di luce illumina una porzione di un sentiero nel bosco. Nella parte bassa la foto di due ragazze che si tengono per mano e la scritta “Ti senti confusa e attratta da persone del tuo stesso sesso? God’s Promise sarà la tua nuova casa. Per ritrovare il sentiero per l’amore più puro”.

Sono bastati pochi giorni di web, e nemmeno una decina di post, per creare subbuglio social. Anche se i profili erano dei fake creati ad hoc. L’idea, un po’ lancio pubblicitario, un po’ indagine socio-antropologica è venuta da Teodora film, distribuzione del film in Italia . Là nel Montana del film, anno 1993, il centro God’s Promise è un istituto vero e proprio dove viene rinchiusa la protagonista Cameron (Chloe Grace Moretz) dopo essere stata scoperta a baciarsi con un’altra ragazza.

“Per fortuna il “centro di ricerca educativa” God’s Promise in Italia non esiste. La campagna fake che abbiamo tenuto attiva per 5 giorni, nasce con un intento diametralmente opposto a quello dichiarato”, hanno spiegato in queste ore da Teodora. “Questa campagna nasce in realtà con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sul tema delle cosiddette “terapie riparative” o “terapie di conversione”, che trovano la loro applicazione più estrema nei cosiddetti campi di rieducazione per adolescenti. Nonostante la comunità scientifica non attribuisca alcun valore a queste presunte cure, esse sono ancora considerate legali, in Italia come nella gran parte dei paesi europei. Il centro che abbiamo finto di promuovere quindi non esiste, non sta arrivando nella tua città, ma se un’attività del genere davvero si concretizzasse, i suoi promotori non sarebbero legalmente perseguibili dalle autorità italiane”.

Le pagine fake di Facebook e Instagram del fasullo God’s Promise inventato da Teodora hanno raccolto oltre duemila like, quindi probabilmente una buona fetta di utenti le ha considerate autentiche; oltre duemilacento commenti perlopiù di contestazione e dileggio verso le frasi roboanti di “conversione” per omosessuali e lesbiche con condivisioni a catena nazionali ed internazionali. Il tutto con una minima spesa di 150 euro e una grafica non proprio elaborata per tre meme di numero. “Si è deciso di interrompere la campagna – hanno concluso da Teodora – destinata certamente a raggiungere livelli di popolarità molto più elevati di quelli attuali, per evitare che si generassero eccessive tensioni e attriti anche tra gli utenti”.

 

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